Milano riparte

Riapre i Duomo, il simbolo della città fermata dal coronavirus
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Milano riparte

Riapre i Duomo, il simbolo della città fermata dal coronavirus

Milano riparte dal Duomo, il suo simbolo, che oggi ha riaperto i battenti ai fedeli e ai visitatori, se pur a ingressi contingentati. La cattedrale mai chiusa nella sua storia, neanche sotto i bombardamenti o la peste bubbonica, e messa invece in quarantena insieme alla città per il coronavirus, dopo sette giorni di porte sprangate torna a dare un messaggio di speranza e ottimismo: Milano riparte e si avvia lentamente alla normalità. Come i musei, che da domani torneranno ad accogliere visitatori e turisti, seppure con le precauzioni del caso, ovvero evitare l’affollamento per evitare i contagi. Mentre dunque si ferma il Louvre a Parigi, riaprono a Milano Palazzo Reale e la Pinacoteca di Brera, la Biblioteca Ambrosiana come la Triennale. Milano riparte come invita lo slogan diventato virale MILANO NON SI FERMA, lanciato dallo stesso sindaco Beppe Sala per sbloccare la capitale economica del Pese. 

Rimangono chiuse a Milano scuole e palestre come in tutta la regione Lombardia, ii Veneto ed l’Emilia Romagna. Riprende invece con le dovute precauzioni la vita sociale e la movida del capoluogo lombardo:  bar e ristoranti possono tornare alla normalità con l’invito come per i musei, di evitare il sovraffollamento e tenere le persone un po’ più a distanza: quindi no all’affollamento al banconi, si al consumo ordinato ai tavoli.

E intanto dopo una settimana di psicosi che ha fatto crollare a Milano, come a Venezia o Verona, l’affluenza turistica dell’80 per cento delle prenotazioni e una raffica di cancellazioni, non tanto per la paura del contagio ma per il tutto chiuso, arrivano i primi segnali di rinsavimento:

l’assessore regionale alla Salute Giulio Gallera, ad esempio, lancia oggi un appello agli over 65 anni di stare a casa per due o tre settimane, perché sono loro i più a rischio di complicazioni in caso di contagio. E ricorda che “è vero che “la patologia ha una grossa diffusione ma il 50% la supera senza accorgersene e il 40% non ha gravi problemi. Però c’è un 10%, che è quello che va in terapia intensiva, e sono quasi tutte persone che hanno più di 65 anni. Quindi invito gli anziani a uscire il meno possibile nelle prossime due/tre settimane”, come si fa quando d’estate il caldo record mette a rischio la salute degli anziani.

E un invito a ridimensionare gli allarmismi arriva anche dallo stesso capo della protezione civile Angelo Borrelli che in conferenza stampa ha dichiarato che per dei 34 deceduti in Italia, tutti anziani e con malattie pregresse, ‘la dipendenza della morte dal coronavirus non è ancora accertata’, mentre continua a crescere il numero dei guariti, 33 casi solo ieri.

Del resto se in Lombardia e in Veneto sono emersi il più alto numero di contagi in Europa è perché abbiamo il miglior sistema sanitario universale e gratuito del continente, che ha fatto migliaia di screening, anche su malati e deceduti anziani con gravi patologie pregresse. Che dire invece degli Stati Uniti che hanno fatto solo qualche centinaio di test e ora si chiedono chi deve pagare? Lo Stato, l’assicurazione, il cittadino? E anche li il coronavirus girava già da due qualche settimana, dicono gli infettivologi, non l’hanno portato gli italiani.

Sarebbero argomenti su cui riflettere prima di mettere Milano, la Lombardia e il Paese al bando come i nuovi untori.

Milano non si ferma, riapriamo Milano!

Claudia Emilitri © All rights reserved

 

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